L'organo G. Callido (1774), chiesa S. Venanzo in Albacina (Fabriano)

Lo strumento è l’op. 96 del 1774 di Gaetano Callido, destinato alla chiesa monastica di S. Caterina di Cingoli e trasferito ad Albacina nel 1812 dall’organaro cingolano Francesco Cioccolani. Sono documentati, inoltre, interventi di Ferdinando Fedeli di Camerino nel 1832 (a questi si deve probabilmente l’aggiunta del Trombone
8’ al pedale), di Domenico Fedeli nel 1841, di Carlo Carletti di Fabriano (di probabile sua fattura è il registro di campanelli "Cariglione") nel 1849. Prima del restauro, si è rilevato che il materiale fonico superstite, sebbene quasi completo, appariva  danneggiato da piegamenti, ammaccature e squarci sulla sommità dei corpi delle canne; altrettanto precarie risultavano le condizioni conservative delle strutture lignee interne, ricoperte dalla polvere, a causa dell’azione degli insetti xilofagi. L'’intervento di restauaro è stato effettuato sotto la direzione di Mauro Ferrante, per conto della Soprintendenza per il Patrimonio Artistico, Storico ed Etnoantropologico delle Marche in Urbino. Si è effettuata 
la ricostruzione ex novo dei corpi secondo materiali, misure e modelli dell’autore. In particolare sono state ricostruite: sei canne dell’Ottava (da Fa1 a Do2), due canne della XV e due della XVI, le 45 canne della XXIX, le prime cinque del Flauto in VIII, le prime due della Voce Umana e una canna dei Tromboncini. I somieri sono stati smontati reimpellati e restaurati, cosi' come tutte le parti deteriorate dell'organo. La tastiera originale, è stata scomposta nei singoli elementi: sono state disossidate le punte di guida dei tasti e restaurato il feltro rosso di battuta. La pedaliera attuale di fattura recenziore con tasti corti e paralleli in abete è stata accantonata, ricostruendo a modello una pedaliera dritta a leggio di 17 tasti in legno di noce. Le condizioni di originalità e di integrità piuttosto rassicuranti delle bocche delle canne superstiti hanno consentito un recupero soddisfacente dell’intonazione originale, i cui tratti distintivi si sono evidenziati nella moderata e regolare dentatura incisa sulle anime, nel profilo netto e affilato del labbro superiore, con luci relativamente sottili, e nella generosa apertura
del foro al piede (la cosiddetta intonazione ‘a pieno vento’). Tale risultato ha trovato conferma nel valore della pressione del vento di mm. 58. Il rilevamento di un corista, rispetto al La3 di riferimento, pari a 435 Hertz alla temperatura ambiente di 20° C è risultato nella norma, se confrontato con le altre opere superstiti dell'autore. E’ stato quindi adottato un temperamento inequabile di tipo veneto, una variante di quello teorizzato da Alessandro Barca e Francescantonio Vallotti durante la seconda metà del sec. XVIII e basato sul cosiddetto ‘sesto di comma irregolare’. L’intervento si è concluso nel mese di gennaio 2014.

Disposizione Fonica

 

Principale bassi (8’)

Voce Umana (8’, soprani)
Principale soprani

Flauto in VIII (4’)
Ottava

Decima Nona

Vigesima Seconda

Vigesima Sesta

Vigesima Nona

Flauto in XII (2, 2/3’)
Quinta Decima

Cornetta (1, 3/5’, soprani)

Tromboncini bassi (8’)

Tromboncini soprani

Tromboni (8’, pedale)

Campanelli
Contrabassi (16’, pedale)


Tra gli accessori: il Tiratutti a manovella, che apre il Ripieno dall’Ottava, e il Cariglione, ossia registro dicampanelli nei soprani da Re3 a Do5 aggiunto in epoca recenziore, composto da 23 tazze di bronzo.

 
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